Quando l’impegno individuale diventa azione collettiva
A livello globale, sempre più aziende si impegnano concretamente per generare impatto sociale positivo. Le compagnie adottano metodi tradizionali ma anche modalità meno esplorate, soprattutto nel nostro Paese.
È questo il caso del matching gift: una pratica relativamente recente in Italia ma che nasce negli Stati Uniti negli ormai lontani anni 50.
Il Matching Gift, o donazione abbinata, nasce e si diffonde non solo sulla volontà delle aziende di contribuire alla causa sociale ma anche sul desiderio crescente delle persone di contribuire attivamente a generare un impatto sociale positivo.
Cerchiamo di comprendere meglio di cosa stiamo parlando e chiariamo cosa sono i programmi di Matching Gift.
Il meccanismo è piuttosto elementare: l’azienda si impegna a raddoppiare, o anche ad integrare, le donazioni effettuate dai propri dipendenti verso organizzazioni non profit.
In pratica, il singolo dipendente effettua una donazione a favore di una causa, segnala l’iniziativa all’azienda e, se rientra nei criteri stabiliti ed è in linea con le policy aziendali, l’organizzazione aggiunge un contributo equivalente o proporzionale.
Le aziende, ovviamente, nella maggior parte dei casi: definiscono soglie, ambiti di intervento o organizzazioni eleggibili, strutturando il programma in modo coerente con i propri valori, la propria immagine e i propri obiettivi di sostenibilità.
Questi programmi sono supportati, facilitati ma anche garantiti da soggetti specializzati che nascono per gestire, appunto, programmi di matching gift: semplificando il processo di donazione, monitoraggio e rendicontazione dell’impatto, garantendo al tempo stesso correttezza e trasparenza lungo tutto il processo.
Lo dicevamo all’inizio: in Italia, il Matching Gift resta ancora poco diffuso, nonostante il suo potenziale sia significativo.
Il valore di questo strumento, infatti, va oltre la donazione in sé.
Il matching gift rappresenta una leva concreta per:
– rafforzare il coinvolgimento dei dipendenti attorno a un obiettivo comune
– valorizzare le cause che stanno loro a cuore
– rendere più tangibile l’impegno in ambito di Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR)
– generare un impatto sociale misurabile e condiviso
Non si tratta solo di sostenere una causa.
Si tratta di attivare una cultura della partecipazione.
Alcune realtà hanno già intrapreso questa direzione. È il caso, ad esempio, del Gift Matching Program di UniCredit Foundation, attivo dal 2003.
Si può dire che a Unicredit va un po’ il merito di aver introdotto questa pratica nel nostro Paese.
Il programma consente ai dipendenti di sostenere iniziative sociali attraverso gruppi di donazione, con un meccanismo di raddoppio: ogni contributo viene affiancato da un’erogazione equivalente da parte della Fondazione.
In oltre vent’anni, il programma ha sostenuto più di 6.200 progetti, grazie a 174.000 donazioni, per un valore complessivo superiore ai 54 milioni di euro. (dati reperiti sul sito dedicato all’iniziativa).
Events and Labs si occupa giornalmente di queste tematiche. Possiamo affermare, lasciando poco spazio al dubbio, che le aziende stanno evolvendo il proprio ruolo, passando da sostenitori a abilitatori di impatto.
Questo fatto è un po’ sotto gli occhi di tutti: le aziende hanno un focus sempre maggiore sulla sostenibilità ambientale e sociale.
Questo tipo di approccio sta iniziando a influenzare anche il modo in cui le organizzazioni progettano iniziative e momenti di coinvolgimento, trasformando l’impegno sociale in un’esperienza condivisa.